{"id":4491,"date":"2013-12-19T09:19:17","date_gmt":"2013-12-19T09:19:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.strettoblaster.com\/wordpress\/?p=4491"},"modified":"2021-03-16T15:22:59","modified_gmt":"2021-03-16T15:22:59","slug":"little-tony-negri-italians-bitter-mix","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/strettoblaster.com\/it\/beats\/little-tony-negri-italians-bitter-mix\/","title":{"rendered":"Little Tony Negri presenta Gli italiani lo fanno amaro"},"content":{"rendered":"<h2>A meeting with David Nerattini, aka Little Tony Negri: see why Italians Do it Bitter.<\/h2>\n<blockquote><p><em>Italia, oh dolce Italia<\/em>, cantava Finardi. Aveva i suoi motivi, s\u00ec, e anche noi, ogni tanto, possiamo avere i nostri. Partiamo da casa nostra per l&#8217;appuntamento odierno con la detonazione musicale del gioved\u00ec, e col raccontarvi la storia a questa connessa.<\/p>\n<p>Oggi chi accende la miccia del BlastCast \u00e8 una delle persone che le storie le ha raccontate, anche a noi, per diverso tempo. All&#8217;urlo di <em><a href=\"http:\/\/weirdope.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener noreferrer\">Italians Do It Bitter<\/a><\/em>, come recita il payoff del blog che il nostro ospite cura in maniera irregolare tra un impegno e l&#8217;altro, oggi \u00e8 con noi <strong>David Nerattini<\/strong>, aka <strong>Little Tony Negri<\/strong>. Godetevi la lettura, e il sound, subito dopo.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>David Nerattini, aka Little Tony Negri. Aka Mr. Extrafly, aka co-fondatore e capo redattore di <em>Superfly Magazine <\/em>&#8211; probabilmente il miglior esperimento italiano di sempre in materia musicale, dall&#8217;urban alle sue radici, passando per elettronica ed arti visuali. Batterista, deejay, beatmaker, curatore musicale per etichette discografiche, e qualcos\u2019altro forse lo dimentico. Sei una figura poliedrica, particolare del panorama musicale e culturale nostrano. In una parola, chi \u00e8 David Nerattini? <\/strong><br \/>\nSono un musicista, semplicemente. Amante della musica, giornalista per caso, nel senso che \u00e8 stato il mio modo, da ragazzo, per avere i dischi gratis, andare ai concerti, parlare con persone interessanti ed imparare cose legate a questo mondo. Perch\u00e9 mi interessava la musica in tutte le sue sfaccettature: farla, studiarla, sentirla, parlarne. Per me era ed \u00e8 un corpo unico, e quindi ho praticato e pratico pi\u00f9 o meno tutte le discipline legate a questa, o almeno, quelle che riesco a fare. Nel tempo, suonare e scrivere sono state le cose che mi hanno portato avanti fino ad oggi.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 iniziata la tua avventura nel mondo del giornalismo musicale?<\/strong><br \/>\nHo imparato sul campo, facendo la gavetta nella redazione di un giornale che non esiste pi\u00f9, che era <em>Ciao 2001<\/em>, dalla prima met\u00e0 degli anni Ottanta. Sapevo solo un po\u2019 scrivere, decentemente, e tra caporedattori e vicecaporedattori ho mosso i primi passi, seguivo le persone ed i loro consigli, andavo ai primi concerti, facevo le prime interviste. In seguito, ho collaborato con <em>Fare Musica<\/em>, e poi anche con <em>Blu Jazz<\/em>, del grande Adriano Mazzoletti. Sono stato fortunato, perch\u00e9 ho beccato cos\u00ec l\u2019ultima onda del mondo precedente, quello dei Settanta e dei primi Ottanta. La mia formazione viene da l\u00ec, \u00e8 pi\u00f9 da \u201canziano\u201d rispetto ad altri colleghi pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p><strong>Formazione che ha poi dato vita, molto dopo, al giornale <em>Superfly<\/em>, dal 2003 fino al 2009. Cosa ricordi di questo periodo e del giornale, in toto?<\/strong><br \/>\nMeravigliosa esperienza suicida. Fare un giornale di carta, fatto di cose che interessano a pochissimi, evidentemente, negli anni Duemila, non \u00e8 proprio l\u2019idea pi\u00f9 saggia del mondo. Per\u00f2, io e Silvia Volpato, ci siamo molto divertiti a farlo, e abbiamo anche molto sofferto, anche dopo la chiusura. Per\u00f2 \u00e8 stata una bella esperienza, sento abbiamo fatto una bella cosa. Su alcuni <em>Superfly<\/em> ha lasciato un segno, altri neanche sanno sia mai esistito, ma va bene lo stesso. Le cose, come spesso capita, all\u2019inizio le fai pi\u00f9 per te stesso che per gli altri, e quando ne sei convinto, le condividi con gli altri. Abbiamo fatto un bel giornale, secondo me. Abbiamo conosciuto persone che altrimenti non avremmo mai conosciuto.<\/p>\n<p><strong>A tal proposito, le cose per te pi\u00f9 interessanti fatte tramite Superfly? Penso ad interviste, incontri, aneddoti\u2026<\/strong><br \/>\nMi vengono in mente un po\u2019 di persone che non ci sono pi\u00f9. In primis <strong>George Duke<\/strong>. Intervista per telefono, e a volte le telefoniche, specie con quelli del giro hip hop, non sono un granch\u00e9. Invece, quando hai gente d\u2019esperienza, viene fuori qualcosa di pi\u00f9 interessante, e con Duke fu cos\u00ec. Lui era molto divertente, e l\u2019avevo gi\u00e0 intervistato di persona, quindi lo sapevo.<\/p>\n<p>Poi penso a <strong>Galt MacDermot<\/strong>, che abbiamo avuto grazie alla preziosa intercessione di <strong>Egon Alapatt<\/strong>, forse l\u2019unica intervista rilasciata da Galt in Italia, lui non si fa intervistare facilmente di solito. Come anche <strong>MF DOOM<\/strong>, intervista molto buffa, anche quella roba rara. La sorpresa in quel caso fu che poi, per assurdo, ritrovai un pezzo della nostra telefonata in uno skit di un suo disco. Lui aveva registrato la telefonata, evidentemente, a sua volta, e ad un certo punto mi chiedeva il significato di \u201cciao bello\u201d. Lo skit si trova su un suo disco strumentale, credo fosse uscito per Nature Sounds, una cosa tipo \u201c<em>Doom Vs. Ciao Bello<\/em>\".<\/p>\n<p>Un\u2019intervista tragica, bella ma tragica, fu quella a <strong>B+<\/strong>, schedulata per il giorno in cui mor\u00ec <strong>Jay Dee<\/strong>, nel 2006. Il tutto si fece, Brian ci invi\u00f2 immagini di copertina e quant\u2019altro avevamo concordato, ma furono momenti molto particolari. Da l\u00ec poi nacque anche una bella amicizia, che dura tutt\u2019oggi, ma furono giorni pazzeschi, in senso non proprio positivo.<\/p>\n<p>Infine, sicuramente ricordo con piacere <strong>Les McCann<\/strong>, in sedia a rotelle, a Milano. Una specie di matto. Continuava a fermare ogni donna vedesse dicendo che la voleva sposare, intervista assurda, divertentissima. Disse anche belle cose. Per <em>Superfly<\/em> ne feci tante, era figo, perch\u00e9 con la scusa del giornale intervistavi gente assurda, che ti concedeva del tempo per raccontarti delle storie e chiacchierare. Due ore con Les McCann, ad esempio, quando mai me le avrebbe concesse, e come lui tantissimi altri. Fighissimo.<\/p>\n<div id=\"attachment_4498\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4498\" class=\"wp-image-4498 size-large\" src=\"https:\/\/strettoblaster.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/davidnerattini-1024x682.jpg\" alt=\"david nerattini aka little tony negri\" width=\"1024\" height=\"682\" srcset=\"https:\/\/strettoblaster.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/davidnerattini-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/strettoblaster.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/davidnerattini-300x200.jpg 300w, https:\/\/strettoblaster.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/davidnerattini.jpg 1348w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><p id=\"caption-attachment-4498\" class=\"wp-caption-text\">Pic by Mauro Puccini<\/p><\/div>\n<p><strong>Facciamo un passo indietro. E parliamo della tua formazione musicale. Come \u00e8 iniziato tutto?<\/strong><br \/>\nSin da bambino, sono sempre stato affamato di musica, almeno a quanto dicono i miei familiari. Non avevo molti giocattoli, ma molti strumenti, in particolare a percussione, terrore di qualsiasi genitore. Sono stato avviato allo studio del pianoforte verso i sei anni, e sono quindi passato alla chitarra classica, fino ai dodici anni circa, e nel frattempo ho sempre suonato la batteria, da quando mio padre me ne regal\u00f2 una comperata a Porta Portese, una mitica Hollywood. E da l\u00ec, la batteria \u00e8 diventata la mia fissazione. Il percorso l\u2019ho fatto tra sale prove improvvisate in cantine e gruppi giovanili, finch\u00e9 non ho incontrato l\u2019hip hop.<\/p>\n<p><strong>E prima dell\u2019hip hop, i tuoi batteristi preferiti?<\/strong><br \/>\nSono un beatlesiano, quindi Ringo Starr su tutti, gi\u00e0 da piccolo. E poi, in seguito, molti italiani dello stesso periodo, come Vincenzo Restuccia, Gianni Dall\u2019Aglio, Agostino Marangolo. Piuttosto che John Bonham, o Phil Collins. Poi ho scoperto i batteristi neri, <a href=\"https:\/\/strettoblaster.com\/it\/shop\/pretty-purdie-soul-drums-lp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Bernard Purdie<\/a>, Earl Palmer, i grandi del break, scoperti gi\u00e0 prima di incontrare l\u2019hip hop, semplicemente leggendo le note di copertina dei dischi che mi passavano per le mani.<\/p>\n<p><strong>E l\u2019incontro con l\u2019hip hop, quando e come avviene?<\/strong><br \/>\nIl primissimo incontro, musicalmente, avviene in tempo reale, all\u2019uscita del 45 giri di <em>Rapper\u2019s Delight<\/em>, alla fine degli anni Settanta. Mi piaceva molto il pezzo, aveva la stessa base del pezzo degli Chic, e l\u2019interesse \u00e8 nato l\u00e0, senza sapere bene cosa fosse, per me era disco-music con un tizio che ci cantava sopra a tempo. Ho sempre sentito quella roba, nel calderone di musica pop che si ascoltava al tempo, fino a che fui folgorato da <em>The Message<\/em>: quella era una cosa diversa. Fino a quel momento erano pezzi disco-music con qualcuno che ci faceva sopra del rap. In questo caso, invece, si trattava di un vero e proprio pezzo rap, tanto elettronico, con strofe, bridge e ritornelli, era una canzone, e tutto suonava diverso. L\u2019incontro vero e proprio e l\u2019amore con la cultura hip hop avviene poi alla fine degli anni Ottanta, \u201986 piuttosto che \u201988, periodo golden age pieno: impossibile non rimanerne colpiti.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019era Roma a quel tempo? <\/strong><br \/>\nRoma era abbastanza divertente, un po\u2019 strana, post anni di piombo. Si girava in centro, tra via del Corso e Galleria Colonna, dove il fine settimana di solito si ballava la breakdance. E c\u2019era questo negozio, di cui mi sfugge il nome, credo Babilonia ma non ne sono certo, in cui vi era una consolle a disposizione il sabato pomeriggio, quindi ci si incontrava cos\u00ec. Per qualche tempo ho osservato e basta, poi tramite Luca De Gennaro ho conosciuto Seby, meglio noto come <strong><a href=\"https:\/\/strettoblaster.com\/it\/pieces\/ice-one-beat-making-interview\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ice One<\/a><\/strong>. Era lui un po\u2019 la chiave di volta della scena hip hop a Roma, e lo \u00e8 stata anche un po\u2019 per me. Lui ballava, faceva il rap, le basi, un po\u2019 di tutto, con pochi altri ci si era buttato quando fare queste cose era impensabile. Allora eri veramente un marziano a fare \u2018sta roba, vestito in un certo modo, e cos\u00ec via: ce n\u2019erano venti forse in tutta Roma, e quando andavi in giro saltavi all\u2019occhio, a dir poco. E fu cos\u00ec almeno fino all\u2019inizio degli anni Novanta. Ancora prima dei Power Mc\u2019s, gruppo formato dallo stesso Ice con July P, ed in seguito anche un giovanissimo Duke Montana.<\/p>\n<p><strong>Al di l\u00e0 dell\u2019hip hop, com\u2019era la scena musicale romana a quel tempo? <\/strong><br \/>\nEra varia, era tutto mescolato. Tutti collaboravano con tutti, io che non vengo originariamente dall\u2019hip hop conoscevo gi\u00e0 un po\u2019 di gente di quel giro. Seby e Stile, ad esempio, avevano gi\u00e0 suonato con l\u2019orchestra di Massimo Nunzi, una jazz big band. Era tutto molto aperto, poi via via tutto si \u00e8 ghettizzato, ognuno nel suo recinto. Non era impossibile trovare un concerto che mescolasse punk e hip hop, e non solo nei centri sociali, ma anche nei club. Questo perch\u00e9 la gente era poca, e ci si raggruppava, mescolando le carte in tavola. Microcomitive che si incontravano. Era un discorso diverso rispetto alla chiusura dell\u2019hip hop successiva. Giusta, da una parte, per preservare le peculiarit\u00e0 e la purezza del genere, dall\u2019altra rischiosa perch\u00e9 se non sei chi ha inventato certe cose, a volerti ghettizzare alla fine diventi una macchietta, che \u00e8 la cosa che \u00e8 un po\u2019 successa, e le cui conseguenze viviamo tutt\u2019ora.<br \/>\n<strong><br \/>\nE\u2019 da questo humus che nascono anche le tue &#8220;escapades&#8221; al di fuori dell\u2019hip hop<br \/>\npi\u00f9 canonico, quindi. Penso in particolare a La Comitiva, piuttosto che ad Intelligent Hard Core, in seguito.<\/strong><br \/>\nIo, Seby e Stile ci conoscevamo gi\u00e0 da prima di fare La Comitiva, Seby aveva prodotto delle cose per il gruppo con cui suonavo, lo avevamo chiamato noi, e poi suonavo al tempo con Federico Zampaglione e Riccardo Sinigallia, e quindi tutti insieme facemmo questa joint venture durata quasi dieci anni, dormiente per otto e attiva per due anni buoni, a met\u00e0 dei Novanta. Il primo album della Comitiva \u00e8 del 1995, mai uscito nella sua totalit\u00e0, e di cui due pezzi sono finiti su <em>B-Boy Maniaco<\/em>, l\u2019esordio di Ice One del 1995 su Irma Records, mentre l\u2019album Medicina Buona, esordio ufficiale a nome del collettivo, uscir\u00e0 nel 1999 su Virgin. A parte questo, in quegli anni continuavo a suonare con il mio gruppo, in diversi gruppi musicali, ho fatto anche il turnista in alcune occasioni, e studiavo. Per tutti gli anni Novanta, ho studiato il campionatore. Per un musicista, \u00e8 un approccio compositivo completamente diverso, una mentalit\u00e0 diversa. Ho fatto un sacco di robe che non sono mai uscite, le mie prime cose come produttore risalgono invece al \u201999, circa quasi.<\/p>\n<p><strong>Ricordo come prima cosa sentita di tuo, l\u2019EP di Due Buoni Motivi, con l\u2019etichetta <em>Roba Fresca Tutt\u2019e Juorna<\/em>. <\/strong><br \/>\nEsatto, lo produssi io, anche esecutivamente, in societ\u00e0 con Nicol\u00e0 Scavalli. Ne abbiamo vendute poche copie, adesso \u00e8 un collector item. Nello stesso periodo ho prodotto alcune cose per Chef Ragoo, per il suo EP <em>Explorandom<\/em>. Quella era una cosa in parallelo alla Comitiva, ai tempi avevo uno studio, la possibilit\u00e0 di produrre molto, e ho fatto diverse cose, tra il \u201998 ed il 2001.<\/p>\n<p>Poi alcune scelte contrattuali sbagliate, e un insieme di fattori personali, non ultimo l\u2019aspetto socioeconomico, per cos\u00ec dire, mi hanno portato a lavorare su altro, e ho rallentato la produzione. Il grosso delle mie cose si concentrano comunque in quel periodo di fine Novanta.<\/p>\n<p><strong>Il produrre per te comunque \u00e8 stato un processo naturale di evoluzione del diggin\u2019, immagino. Non hai iniziato a scavare dischi per fare le basi, in questo caso. <\/strong><br \/>\nIl diggin\u2019 \u00e8 iniziato da prima di tutto, i dischi gi\u00e0 li avevo, s\u00ec. Si trattava di capire la sintassi del beatmaking, approfondire il vocabolario, rispetto all\u2019essere un musicista. Infatti, pochi musicisti riescono ad avere un approccio col sampler, \u00e8 come se dovessi toglierti una parte di cervello, ragionare in maniera diversa. Forse il fatto di aver acquisito dei campionatori da giovane mi ha aiutato a tirare fuori le cose, con un orecchio gi\u00e0 allenato, avendo molti ascolti pregressi, e sapendo come la roba non doveva suonare. Quello che non doveva essere. Ma non \u00e8 stato facile, passare da uno strumento ad un sampler, un MPC. Io poi ho iniziato con un SP-12, molto limitato come mezzo.<\/p>\n<p><strong>E come non doveva suonare?<\/strong><br \/>\nDoveva suonare come la roba figa del tempo, \u00e8 semplice! (<em>risate, ndr<\/em>). Un processo del tipo \u201cChe roba ti piace?\u201d: ecco, quello \u00e8 lo standard. Per il mio gusto, studiando il campionatore, ai tempi, dovendo fare degli esempi, ti dico che guardavo a Marley Marl, per forza. Prince Paul, assolutamente. Il primo, per la mentalit\u00e0 nell\u2019usare il campione, passa da produzioni fatte dalla 808 e basta a delle basi in cui la 808 era usata come strumento, tenuta in secondo piano, sotto, e sopra, un \u201c<em>mammozzo<\/em>\u201d di roba frusciante e groovosa.<\/p>\n<p>A livello temporale, sono state le prima cose mai sentite con quel suono l\u00ec, quella direzione. E poi Prince Paul per l\u2019architettura del suono dei primi De La Soul, piuttosto che degli ultimi Stetsasonic. Senza dimenticare i vari A Tribe Called Quest, Pete Rock, Premier, Large Professor, ognuno per motivi diversi. In generale, mi piacevano molto quei produttori che riuscivano a fare dei bei groove ma anche ad arrangiare il tutto. Quelli che usavano tanti campioni, gente appunto come Pete Rock, Large Pro, Lord Finesse, la Bomb Squad. Riuscivano a creare arrangiamenti assurdi, mettendo insieme campioni da dischi diversi, a volte anche stonati, in tonalit\u00e0 diverse, o fuori tempo. Poco importava, andava bene comunque, la big picture era fantastica!<br \/>\n<strong><br \/>\nChe macchine usavi per comporre?<\/strong><br \/>\nCome ti dicevo, ho iniziato con un SP-12 della E-Mu, e poi ho usato un Casio FZ-1, ed in seguito un MPC. Studiavo e lavoravo alle musiche con DJ Stile, all\u2019inizio non avevo il mio sampler, usavo i suoi, e su quelli ho iniziato. Alla fine, il mio sampler era un Ensoniq, il mitico ASR-10, il tastierone che usavano anche RZA e Alchemist, per capirci.<\/p>\n<p><strong>DJ Stile era tuo storico partner nel progetto Funk Unknown. Quando inizi\u00f2 il tutto?<\/strong><br \/>\nFunk Unknown \u00e8 storia del \u201992, e va ancora avanti, peraltro, c\u2019\u00e8 sempre il progetto di fare un disco, ma non so se riusciremo mai a farlo. Io e Stile ci sentiamo sempre, \u00e8 la mia costante in tutti questi anni. Ci siamo incontrati nel 1990 e dal \u201992 circa abbiamo iniziato a fare musica insieme. E dovevamo studiare per poter fare seriamente un certo tipo di roba. Lui arrivava dall\u2019esperienza da deejay e io dall\u2019essere un batterista. Siamo rimasti chiusi almeno quattro anni, dal \u201993 al \u201997, a casa sua, tanto che ormai i suoi mi avevano adottato, davano per scontato che fossi l\u00ec.<\/p>\n<p>Abbiamo realizzato una quantit\u00e0 di materiale enorme, tra cui un album hip hop strumentale fatto in totale incoscienza, pieno di campioni, una cosa che pi\u00f9 o meno quando usc\u00ec Shadow ci dicemmo \u201cAh, vedi, anche lui!\u201d. Noi non sapevamo di quella roba. Di tutto quel lavoro usc\u00ec solo un pezzo in una compilation della Irma, al momento sto cercando di rimasterizzarlo e vorrei farlo uscire, sono tutte cose fatte tra il \u201993 ed \u201996.<\/p>\n<p>Hip hop mescolato con techno, house, gabber, drum\u2019n\u2019bass, che all\u2019epoca si chiamava ancora jungle, roba che mi fece scoprire ad una festa a Bologna DJ Fabri, e colgo l\u2019occasione per abbracciarlo, ovunque si trovi adesso. Mi scoperchi\u00f2 il cervello quella roba, e forse, ad oggi, \u00e8 l\u2019ultima cosa realmente nuova che io abbia mai sentito in vita mia. Innovazione totale, l\u2019idea del breakbeat impazzito, tagliato in quella maniera. Tutto quello che \u00e8 venuto dopo, sono rivisitazioni e variazioni su temi gi\u00e0 noti.<\/p>\n<p><strong>Avendo vissuto e contribuito in prima persona allo sviluppo di un periodo che oggi spesso \u00e8 sulla bocca di molti, nel bene e nel male, ovvero i Novanta, come vedi le recenti diatribe sul valore di quella scena e quel mondo? <\/strong><br \/>\nOggi i Novanta sono i nuovi anni Sessanta, solo che chi li ha vissuti lo sa che non erano poi cos\u00ec fighi\u2026Fa figo dire \u201ci Novanta\u201d, in realt\u00e0 c\u2019era solo quel cincino di speranza in pi\u00f9 che ci portava a fare delle cose sborone, se vuoi, in modo non conforme. Oggi tutti fanno cose sborone, s\u00ec, ma in maniera conforme a quello che la societ\u00e0 richiede. Noi andavamo un po\u2019 in culo alla societ\u00e0, questa \u00e8 l\u2019unica differenza reale.<\/p>\n<p>Il rap di adesso \u00e8 completamente assoggettato alla realt\u00e0, non tenta di sovvertirla, tutt\u2019al pi\u00f9 l\u2019accarezza, o prova ad esacerbarne le parti pi\u00f9 scurrili. Bello, divertente, fa parte dello spirito del rap, per\u00f2 un po\u2019 <em>d\u00f9 cojoni<\/em>. Un po\u2019 chissenefrega di quanti soldi c\u2019hai, un po\u2019 sticazzi. Noi ci divertivamo di pi\u00f9.<\/p>\n<p>L\u2019hip hop era vissuto in maniera differente, era meno stereotipato, e chi se la giocava in modo troppo \u201cfiloammeregano\u201d veniva preso in giro. Mescolavamo le carte come ci pareva, tentavamo di fare una roba e poi ne veniva fuori un\u2019altra. E andava bene cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>E come vedi lo scenario odierno? Trovi ancora cose interessanti dal giro hip hop, oggi? <\/strong><br \/>\nSi, nonostante io sia un fossile dei Novanta, non sono tra quelli che dicono che stessimo meglio all\u2019epoca. Perch\u00e9 me lo ricordo, non stavamo tanto meglio. Anche allora, rispetto ad oggi, c\u2019erano cose buone e cose meno buone. La cosa che mi manca \u00e8 quello spirito. Alcuni ce l\u2019hanno, ma pochi, oggi vogliono tutti rientrare in un formato. Anche quelli underground. Si sono create delle barriere. Ognuno sta nella sua gabbietta. Hai l\u2019underground e quelli che si sono venduti il culo. E in mezzo non c\u2019\u00e8 quasi niente, che \u00e8 un po\u2019 un peccato. Invece a me \u00e8 sempre piaciuta la roba in mezzo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quelli troppo underground con la bandiera un po\u2019 rompono i coglioni, quelli che vogliono fare i soldi abbassano la qualit\u00e0 di quel che fanno, e se sono un po\u2019 stupidi diventano ancora pi\u00f9 stupidi. Diventa una noia. Dov\u2019\u00e8 lo stimolo? Anche nell\u2019underground, spesso molti si limitano ad imitare, a seguire piste gi\u00e0 battute, tipo che adesso vanno per la maggiore Madlib e Dilla, e tutti a fare quella roba. Sono in pochi a dire \u201c\u2018<em>sticazzi, io faccio un po\u2019 come mi pare<\/em>\u201d. E sono quelli che mi piacciono, quelli che se ne fottono. Non si pongono il problema, fanno delle cose, che \u00e8 l\u2019approccio che ho sempre avuto io.<\/p>\n<p>Fai le tue cose, magari poi forse ci pensi, per\u00f2 nel mentre fai una cosa come la pensi, se sei in grado di pensare ad una cosa definita e farla. Perch\u00e9 ci sono quelli che le pensano, ma non ce l\u2019hanno tanto chiare e non riescono. E non \u00e8 solo questione di copiare o meno. Alla fine, copiamo tutti. L\u2019importante \u00e8 farlo bene, con classe, e non copiare da uno solo, pari pari, ma da tutti, contemporaneamente. Se ti fissi su uno poi si sente. Un po\u2019 di qua un po\u2019 di l\u00e0, magari non avrai uno stile personalissimo, per\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 un passo avanti.<\/p>\n<p>Sono molto pochi quelli che hanno uno stile personale, gli altri ricadono in altre categorie, sia rapper che produttori. A me piacciono quelli strani pure quando fanno delle cacate. A me piace Dargen D\u2019Amico, perch\u00e9 se ne fotte. E fa pure il pezzo orrendo, ma va bene, perch\u00e9 fa parte di un discorso pi\u00f9 ampio, all\u2019interno del quale il pezzo orrendo ha il suo senso. Poi lui \u00e8 uno che sguiscia le regole, lavora per contrasti, non \u00e8 fermo al classico \u201coh, zio, faccio brutto\u201d. Bella zio, fai brutto, s\u00ec, parecchio anche, bruttissimo, fai cacare, te lo dico\u2026(risate, ndr).<\/p>\n<p>Non mi pu\u00f2 piacere quella roba, sono troppo vecchio, \u00e8 ribellione pr\u00eat-\u00e0-porter, mi fa ridere, funziona per i ragazzini, \u00e8 normale che mi faccia ridere. Mi deve far ridere. E\u2019 una cosa che un po\u2019 \u00e8 sempre esistita, adesso \u00e8 molto pi\u00f9 evidente e pressante, ce n\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9 rispetto a prima. Se ci pensi, anche negli anni Novanta non si poteva ascoltare la roba che andava in classifica, diciamocelo. Per andare in classifica ci sono delle regole, al di l\u00e0 dei generi, sempre le stesse. Se io sento che rispetti queste regole, non mi appassiono. Il gioco \u00e8 quello del <em>let\u2019s dumb it down<\/em>, come disse Jay Z. Vi d\u00f2 le robe pi\u00f9 basse, cos\u00ec ci arrivate tutti, e io mi arricchisco. E sembra che da una parte e dall\u2019altra della barricata, sia le etichette che l\u2019utente finale, facciano poca selezione in merito a queste dinamiche.<\/p>\n<p><strong>Che rapporto hai in tal senso con le nuove tecnologie, i nuovi media, quelli che aiutano a fare questa selezione? In senso non solo di creazione, ma anche di fruizione dell\u2019informazione.<\/strong><br \/>\nIo sono dell\u2019idea che pi\u00f9 facile la ricerca sia, meglio sia. A patto che tu sappia cosa cerchi. Internet, i nuovi software, i social networks\u2026sono mezzi, dipende dall\u2019uso che ne fai. Per me \u00e8 il realizzarsi di un sogno d\u2019infanzia. Il mega database con le risposte alle domande pi\u00f9 disparate? Vai e cerchi, figata. Registro a casa? Fantastico. Prima per registrare dovevo bloccare lo studio, inchiodare mille persone, e via dicendo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/strettoblaster.com\/it\/shop\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Il vinile<\/a> si sente meglio dell\u2019mp3? Certo. Ma perch\u00e9 rinunciare? Posso avere tutt\u2019e due! Spotify, i cd, Youtube, va bene tutto. Ho un database mondiale. Prima dovevo cercare di pi\u00f9, viaggiare, spulciare libri, eccetera. Lo faccio ancora, meno, ma lo faccio. Per un ricercatore come me, questa \u00e8 Eldorado. Basta non fissarcisi, non escludere qualcosa in favore d\u2019altro, integrare gli strumenti ed avere una visione completa. I social network non sostituiscono i rapporti umani, li ampliano, ma perch\u00e9 privarsi di un qualcosa in favore d\u2019altro, quando puoi avere entrambi?<br \/>\n<strong><br \/>\nA proposito di mp3, nuove tecnologie, e fruizione: cosa hai suonato per il nostro podcast? <\/strong><br \/>\nMusica italiana, varia, la mia fissazione degli ultimi anni, almeno da quando ho capito che f\u00e0 l\u2019ammeregano, non essendo ammeregano, non \u00e8 divertente. Sapere tutto del jazz e del soul e sapere poco della roba italiana, o distrattamente, non \u00e8 buono. Negli ultimi dieci anni mi sono molto dedicato a scavare robe italiane, sconosciute, e ce n\u2019\u00e8 sempre di nuove. Continuo a scavare, e ce n\u2019\u00e8 ancora. Stando in Italia \u00e8 facile, a Roma poi particolarmente, vista la storia del cinema, Cinecitt\u00e0, la televisione, eccetera. Da buon \u201cbatteriocentrico\u201d, nel senso che tendo a suonare dei pezzi dove la batteria \u00e8 molto presente, o anche da sola a volte, ho selezionato del materiale molto groovoso. Acquisti degli ultimi anni.<\/p>\n<p><strong>Per chi non lo sapesse, in tema di diggin&#8217;, cosa si trova di particolare a Roma, che non si trova facilmente altrove?<\/strong><br \/>\nRoma \u00e8 la citt\u00e0 del cinema e della televisione, quindi delle <a href=\"https:\/\/strettoblaster.com\/it\/beats\/library-music-mixtape-la-ponto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sonorizzazioni<\/a>. Tutti o quasi gli editori che producevano libraries in Italia stavano qui, a parte un paio a Milano o sparsi in giro. Quindi, questi dischi sono tutti quanti a Roma. Giravano tra tv, radio, eccetera. Se delle copie saltano fuori, ancora oggi, queste vengono da Roma. Sempre meno, a vero dire, ma ancora qualcosa gira.<\/p>\n<p>Negli anni Novanta, a Porta Portese trovavi a mille lire i dischi che oggi valgono due trecento euro. E grazie a questo ho accumulato e venduto molta di quella roba, per quanto ai tempi mi stessi ancora mettendo in pari col soul ed il jazz, ma con l\u2019arrivo di Internet ho avuto una grossa mano a mettere a posto quei tasselli, e mi sono messo in pari con quel mondo l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>In chiusura, progetti presenti e futuri? <\/strong><br \/>\nHo recentemente curato l\u2019uscita di due compilation per la Penny Records, etichetta di vinile di Bob Corsi, a cui sto dando manforte per far uscire ristampe di sonorizzazioni e colonne sonore. E continueremo su questa strada. In parallelo, sto missando il disco di un gruppo ispirato alle sonorizzazioni degli anni Sessanta e Settanta, per\u00f2 rivisitate e riviste, nemmeno in chiave moderna, ma secondo la nostra visione di quel mondo l\u00ec, alla nostra maniera, diciamo. Il gruppo si chiama <strong>La Batteria<\/strong>. Infine, sto facendo delle produzioni per vari emcees, della Capitale e non. Recentemente ho prodotto l\u2019ultimo singolo del Colle, e forse faremo altre cose sia per il loro album che per dei progetti laterali che stanno facendo, e infine sto producendo per my buddy Chef Ragoo, che seguo ormai dal suo primo disco. Poi sto facendo anche delle basi per Don Diegoh, e per Gel, dei Truceklan.<\/p>\n<p><strong>Un messaggio per la nazione, prima di premere play?<\/strong><br \/>\nAutostrade per i giovani, come diceva Elio. Tanti baci.<\/p>\n<p>E ringraziando LTN per la chiacchierata, vi lasciamo ad una sensazionale selezione di suoni groovosi, come direbbe David, direttamente dai deep crates di mister Nerattini. In libero download per voi, e streaming di seguito. E per chiudere alla grande, un paio di pezzi di repertorio, prodotti dalle macchine del gentile signore di Roma. In funk we trust.<\/p>\n<p>DOWNLOAD: <a href=\"http:\/\/www.mediafire.com\/download\/bpdqdzsbja4kvwj\/Italians+Do+It+Bitter.mp3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">The Blast Podcast #39 &#8211; David Nerattini in Italians Do It Bitter<\/a><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.mixcloud.com\/widget\/iframe\/?feed=http%3A%2F%2Fwww.mixcloud.com%2Fstrettoblaster%2Fthe-blast-podcast-39-david-nerattini-in-italians-do-it-bitter%2F&amp;mini=&amp;stylecolor=&amp;hide_artwork=&amp;embed_type=widget_standard&amp;embed_uuid=7afa86f5-5dc6-439d-83cd-4c9b7e3194d9&amp;hide_tracklist=&amp;hide_cover=1&amp;autoplay=\" width=\"600\" height=\"360\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<div style=\"clear: both; height: 3px; width: 592px;\"><\/div>\n<p style=\"display: block; font-size: 12px; font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin: 0; padding: 3px 4px; color: #02a0c7; width: 592px;\"><a style=\"color: #02a0c7; font-weight: bold;\" href=\"http:\/\/www.mixcloud.com\/strettoblaster\/the-blast-podcast-39-david-nerattini-in-italians-do-it-bitter\/?utm_source=widget&amp;utm_medium=web&amp;utm_campaign=base_links&amp;utm_term=resource_link\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">The Blast Podcast #39 &#8211; David Nerattini in Italians Do It Bitter<\/a> da <a style=\"color: #02a0c7; font-weight: bold;\" href=\"http:\/\/www.mixcloud.com\/strettoblaster\/?utm_source=widget&amp;utm_medium=web&amp;utm_campaign=base_links&amp;utm_term=profile_link\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Strettoblaster<\/a> su <a style=\"color: #02a0c7; font-weight: bold;\" href=\"http:\/\/www.mixcloud.com\/?utm_source=widget&amp;utm_medium=web&amp;utm_campaign=base_links&amp;utm_term=homepage_link\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> Mixcloud<\/a><\/p>\n<div style=\"clear: both; height: 3px;\"><\/div>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/52x-XxV_FYo\" width=\"600\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/mIit0-brrq0\" width=\"600\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/8olqOAvPeTE\" width=\"600\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A meeting with David Nerattini, aka Little Tony Negri: see why Italians Do it Bitter. 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